LABOR

Il tuo lavoro è anche il mio

Buone ferie?

Prima della pausa estiva, cinque riflessioni sul 2021.

Finalmente ci siamo, direte in tanti, o per lo meno diranno così tutte quelle persone che ancora non si sono fermate. Eh sì, per tutti coloro (forse la maggior parte) che faranno le ferie ad agosto, è giunto il momento di staccare la spina ed entrare in vacanza. Anche Labor si fermerà qualche settimana quest’estate, per ricominciare a settembre con nuovi articoli e continuare così il suo cammino.
Con quello di oggi, il blog sulla Consulenza del Lavoro è arrivato al suo decimo articolo e la voglia di andare avanti è tanta, grazie soprattutto ai vostri riscontri, alle vostre letture e ai commenti sui miei canali social. E visto che siamo in tema di ferie e pause dal lavoro, con questo ultimo articolo prima delle vacanze vorrei condividere con voi cinque riflessioni su questo 2021. Un anno che ha ormai superato la metà e che si accinge ad andare verso la sua conclusione.

1. Prima riflessione: siamo tutti più stanchi, è ora di riposarsi davvero.

Sicuramente arriviamo tutti più stanchi e affaticati del solito a queste nuove ferie estive. Magari non tanto per l’effettiva quantità di lavoro che all’inizio di agosto e con il caldo pesa molto di più, quanto per quella strana sensazione di affanno e preoccupazione insieme, che credo ci accomuni un po’ tutti, dopo un anno e mezzo davvero instabile. Il Covid ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere e di conseguenza il nostro modo di lavorare, e questo credo sia abbastanza scontato. Ma evidentemente è ancora difficile fare i conti in modo realistico e pragmatico con questa realtà. Mancano le prospettive, il futuro non ci è chiaro e all’orizzonte, nonostante la bella stagione, vediamo ancora troppe nuvole. È ora di riposarsi davvero e rinviare di qualche settimana le decisioni importanti, con la consapevolezza che le imprese e il lavoro sono cambiati in modo irreversibile. E noi con loro.

2. Seconda riflessione: lo smart working sarà il futuro del lavoro?

Partiamo da una differenza doverosa: una cosa è lo smart working, un’altra è il lavoro da remoto. Il secondo può essere incluso nel primo, ma allo stesso tempo può non essere così intelligente quanto ci fa credere questo anglicismo che ormai sentiamo ripetere da diciannove mesi. Ancora: una cosa è spostare la propria postazione lavorativa dall’ufficio a casa (lavoro da remoto), un’altra è lavorare avendo a disposizione un elevato tasso di innovazione tra strumenti tecnologici, connettività e obiettivi specifici, a prescindere da orari e luoghi fisici (smart working). Una ricerca di McKinsey & Company afferma:

all’uscita dalla pandemia, tra il 20 e il 25% dei lavoratori delle economie avanzate potrebbe continuare a lavorare da casa, fra i tre e i cinque giorni a settimana.

È una prospettiva interessante, ma quello che consiglio io è questo: nel caso decidiate di optare per lo smart working, fatelo con la consapevolezza delle differenze descritte all’inizio di questo paragrafo.

3. Terza riflessione: si può essere leader a distanza?

Il tema è sempre lo stesso: lavorare con nuove regole, lavorare distanti, lavorare in modo efficiente. E se il Covid, paradossalmente, ci avesse messo davanti a un’opportunità? Senza mai dimenticare la tragedia che ha portato questa pandemia, è però fondamentale non scoraggiarsi e provare a riflettere su nuove prospettive. Passare dall’adempimento di un compito al raggiungimento di un risultato sarà un processo in sviluppo sempre maggiore nei prossimi anni, sia per chi lavora, sia per le aziende che hanno il compito di controllare, valutare e retribuire il lavoro. Per questo è necessario prepararsi anche da un punto di vista organizzativo, al fine di rendere produttivi tutti i cambiamenti in atto. Anche l’approccio alla leadership dovrà cambiare, magari attraverso investimenti importanti sui ruoli intermedi nel processo produttivo, per fare in modo che più persone possano concorrere al raggiungimento di un obiettivo e che la distanza non diventi un ostacolo, ma uno stimolo per un’efficiente autonomia.

4. Quarta riflessione: nessuno si era mai fermato.

Se ci pensate, prima d’ora il sistema produttivo non si era mai fermato. Naturalmente faccio riferimento alla nostra storia dal secondo dopoguerra in avanti. Abbiamo costruito un meccanismo lavorativo che si fonda sull’alimentazione continua della produttività. Chi si ferma è perduto, diceva qualcuno, e questa pandemia ha confermato il noto modo di dire. Siamo noi stessi ad aver voluto questo e a contribuire quotidianamente al suo sviluppo. In tal senso, una delle domande che dovremmo farci adesso è questa: ci saranno altri momenti in cui saremo obbligati a fermarci ancora? Ovviamente l’augurio è che una condizione così non si ripeta più, ma a mio parere sarebbe un buon esercizio ragionare sulla valorizzazione delle pause, sulla capacità di andare avanti anche se ci si deve fermare, sulla maggiore importanza che deve essere data alla qualità del tempo lavorativo e non alla quantità.

5. Quinta e ultima riflessione: dobbiamo sconfiggere la sfiducia.

Questo 2021, ormai arrivato al suo momento più caldo, ci ha messo a dura prova forse più del 2020. Se l’anno scorso l’imprevedibilità fulminea di quanto accaduto ci ha disorientati e destabilizzati, nell’anno in corso ci siamo ritrovati costretti a confrontarci faccia a faccia con una condizione completamente nuova, ma al contempo diventata in qualche misura stabile. Nel 2020 il mondo ha iniziato a cambiare, nel 2021 il cambiamento è diventato parte della nostra quotidianità. La fiducia, a mio modo di vedere, è diventato il valore meno rintracciabile nella testa del mondo produttivo. Il coraggio di investire nel domani si è affievolito e le incertezze si sono moltiplicate. Ma in tutto questo voglio darvi una buona notizia: l’innovazione, la tecnologia, le nuove competenze, il passaggio di competenze dalle risorse più mature a quelle più giovani e anche viceversa, l’utilizzo intelligente delle misure messe a disposizione dello Stato, il cambio di mentalità rispetto ai soliti modi di lavorare. Tutte queste leve, insieme, possono rendere le imprese più forti nell’affrontare quest’ultimo pezzo del 2021 e i prossimi anni che ci aspettano.

Con queste cinque riflessioni ho voluto condividere con le lettrici e i lettori del mio blog i miei pensieri sul 2021. Sono consapevole di non potervi offrire soluzioni definitive e non ho nemmeno la presunzione di poterlo fare. Labor vuole essere anche uno spazio nel quale riversare spunti e ispirazioni, affinché le riflessioni di tutti possano alimentarsi in modo positivo e propositivo.
Fatte queste riflessioni, come ho detto all’inizio, credo sia giunto davvero il momento di fermarsi e limitare i pensieri alla lettura di questo articolo. Nuovi ragionamenti potranno ritrovare spazio dopo le meritate ferie, se così possiamo chiamarle.

Al prossimo articolo e buone ferie. Questa volta con il punto esclamativo!

Stefania

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