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Estate, tempo di ferie?
Come gestire il diritto alla disconnessione.
Tempo di lettura: 3 min. circa
Care lettrici e cari lettori, sono felice di ritrovarvi qui su Labor.
Immagino che molti di voi avranno già programmato le tanto attese ferie, qualcun altro forse non ancora, quindi se sono ancora in tempo, oggi vorrei aiutarvi a capire come gestire questo momento, rispettando il diritto alla disconnessione.
In questo articolo, quindi, vi proporrò alcuni consigli su come organizzare le ferie al meglio, affrontare gli eventuali imprevisti e conciliare produttività e benessere, perché le vacanze sono un momento unico per tutti.
L’equilibrio tra lavoro e vita privata ha un nome: diritto alla disconnessione
Si è iniziato a parlare di diritto alla disconnessione soprattutto con la diffusione dello smart working, quando il confine tra casa e ufficio è diventato sempre più sottile e il desiderio di staccare la spina dal lavoro per dedicare tempo a sé stessi si è fatto sempre più sentito. Diritto alla disconnessione, significa poter tornare a casa da lavoro senza sentirsi obbligati a rispondere a telefonate, messaggi o e-mail da parte dell’azienda. Ma non si tratta solo di staccare il telefono o il computer: il diritto alla disconnessione protegge lavoratrici e lavoratori da eventuali ripercussioni legate al non essere sempre online e, allo stesso tempo, evita che ci si senta costretti a essere sempre reperibili.
In Italia, questi comportamenti sono supportati da norme specifiche: la legge sottolinea l’obbligo (e io ne sottolineo anche l’importanza) di rispettare i tempi di riposo e di evitare intrusioni lavorative fuori dagli orari concordati. Le norme, inoltre, riguardano tutte le realtà aziendali, nessuno escluso: sia quelle private che quelle della pubblica amministrazione. E includono tutti i settori e tutte le mansioni.
La legge non va in vacanza.
Io so molto bene che il momento dell’organizzazione delle ferie, per un’impresa, è uno dei compiti più delicati dell’anno. La vera sfida è quella di cercare di accontentare le richieste di tutti e garantire ai propri collaboratori (e anche a sé stessi) il giusto riposo. Anche quando la squadra è ridotta ma il lavoro deve essere portato avanti. Personalmente, ogni anno imparo sempre di più dalla mia esperienza e da quella dei miei clienti, per questo vorrei condividere con voi qualche piccolo, ma importante consiglio:
- durante il periodo di ferie (e anche durante i giorni lavorativi ma fuori dall’orario di lavoro concordato) utilizzate le comunicazioni via e-mail solo per questioni urgenti;
- evitate messaggi su app di messaggistica istantanea (WhatsApp, Slack, Telegram) o telefonate;
- se è necessaria la reperibilità, definite in modo chiaro e condiviso delle fasce orarie, così che tutti sappiano quando è possibile essere contattati e quando invece si può godere di serenità;
- fate un check periodico con il team per raccogliere impressioni e migliorare la gestione del tempo, così da individuare eventuali criticità e intervenire per migliorarle o risolverle. In questo modo, si crea un ambiente di lavoro rispettoso, che tutela le persone e mantiene alta la concentrazione e la motivazione
Ferie illimitate: non è un sogno ma un modello (americano).
Nei miei articoli passati, abbiamo visto più volte che molte novità in tema di approccio al lavoro nascono negli Stati Uniti e anche in questo caso, gli americani si stanno spostando verso una nuova frontiera, lasciando da parte il tradizionale conteggio delle ore lavorate per privilegiare i risultati raggiunti. Un numero sempre più crescente di aziende, infatti, tra cui colossi come Netflix e General Electric, ha adottato il sistema delle ferie illimitate. Secondo questo nuovo modello, i dipendenti possono prendersi ferie più flessibili e numerose, ma il tutto è basato su una sorta di patto di fiducia con l’azienda e su una gestione autonoma dei propri impegni. Alla base di questo sistema, c’è l’obiettivo di aumentare il senso di responsabilità individuale, la soddisfazione e la produttività. E la cosa sembra funzionare, tanto che anche in Europa, questo modello sta lentamente prendendo piede, spinto dalla volontà di creare un equilibrio migliore tra lavoro e vita privata.
Tuttavia, non mancano le sfide: serve un cambio culturale importante prima di poter abbandonare la logica del “tempo minimo di presenza” e passare a una valutazione basata su obiettivi e risultati reali.
Quando l’imprevisto bussa, il diritto alla disconnessione resta?
Non possiamo essere ipocriti, sappiamo bene che per quanto si possa essere professionisti, gli imprevisti fanno parte del gioco. Soprattutto in estate, quando il personale è ridotto. Quello che possiamo fare, però, è capire come gestirli cercando di non sacrificare il diritto alla disconnessione.
A mio avviso, il segreto è la Pianificazione (sì, con la P maiuscola perché in questo contesto gioca un ruolo fondamentale): prevedere in anticipo scenari critici e definire procedure chiare aiuta a non farsi trovare impreparati. Per esempio, si può stabilire un sistema di rotazione per la reperibilità, con responsabilità ben distribuite e condivise. Inoltre, è utile mantenere la comunicazione trasparente: se un’emergenza richiede un intervento fuori orario, bisogna assicurarsi che non diventi un’abitudine, ma resti una situazione eccezionale, debitamente riconosciuta e gestita. Infine, è importante educare tutti i membri del team a rispettare i confini personali, valorizzando il diritto di ciascuno a ricaricarsi per tornare al lavoro con energia e concentrazione.
Conclusioni
Vorrei che fosse chiaro che garantire il diritto alla disconnessione non è solo un obbligo, ma è una strategia vincente per il benessere di chi lavora e per la salute complessiva dell’azienda.
Un collaboratore che riesce a staccare davvero è più motivato, meno stressato e più produttivo. Questo contribuisce anche a ridurre il turnover, prevenire l’insoddisfazione e costruire un ambiente di lavoro più sano e duraturo.
Se ti trovi a gestire un’attività e vuoi affrontare con serenità la programmazione delle ferie, o se hai dubbi su contratti e normative, lo Studio Coiana è al tuo fianco con consulenze su misura.
Perché tutelare chi lavora è il primo passo per far crescere davvero un’azienda.
Grazie per la lettura
Stefania.
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