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Il tuo lavoro è anche il mio

Diversity Management.

Cos’è e perché è importante per gli ambienti di lavoro.

Care lettrici e cari lettori, rieccoci su Labor, il Blog sulla Consulenza del Lavoro. Avete mai sentito parlare di Diversity Management? È un tema di cui si discute ormai da un po’ di tempo, soprattutto oltre i confini del nostro paese, e che rappresenta un approccio ai contesti lavorativi al passo con i tempi del mondo moderno. Proprio per questo, ho deciso di raccontarvi in maniera semplice di cosa si tratta e come si sta provando a declinarlo anche negli scenari aziendali italiani.

Diversity Management: cosa significa esattamente?

Il Diversity Management, come suggerisce la parola stessa, riguarda il tema della valorizzazione delle diversità all’interno delle aziende. In particolare, con questo termine si fa innanzitutto riferimento alle differenze tra individui, come età, genere, credo religioso, condizione di salute, orientamento politico e appartenenza a culture diverse, e rappresenta quell’insieme di pratiche e politiche aziendali volte ad accogliere, gestire ma soprattutto a valorizzare le diversità all’interno di un ambiente di lavoro. Un processo che, come vedremo tra poco, può creare un importante valore aggiunto per l’impresa. Com’è forse normale, oggi sono soprattutto le grandi aziende e le multinazionali ad aver abbracciato la cultura del Diversity Management. Tuttavia, da qualche tempo il tema ha iniziato ad assumere una certa rilevanza anche in quelle piccole e medie imprese che mirano a diventare sempre più etiche, performanti e sostenibili.

A che punto siamo in Italia?

Nel nostro paese il tema della diversità dovrebbe essere tutt’altro che secondario, dal momento che ormai è evidente quanto la nostra forza lavoro sia da tempo variegata, in particolare se consideriamo quattro fenomeni principali: 

  1. il primo è l’aumento (per fortuna) della presenza femminile nel mercato del lavoro (anche se non dovrebbe essere percepita come una diversità);
  2. il secondo è la presenza sempre maggiore di immigrati, dovuta al fatto che l’Italia è storicamente al centro dei flussi migratori;
  3. il terzo, invece, riguarda l’allungamento della vita media che ha portato le aziende ad avere lavoratori sempre più grandi d’età;
  4. l’ultimo punto è relativo alle disabilità e all’attenzione che le aziende hanno iniziato a prestare riguardo al collocamento di lavoratori disabili.

Forse, proprio per questo ampio ventaglio di circostanze, che ancora non riusciamo a gestire in maniera adeguata, l’Italia riporta un alto tasso di discriminazioni sul posto di lavoro. Il 42% dei lavoratori intervistati in un’indagine condotta da ADP, ha dichiarato di aver subìto almeno una volta una discriminazione sul luogo di lavoro. Allo stesso modo, gran parte dei lavoratori over 55 ha ammesso di vivere l’anzianità in azienda come un ostacolo.

E i più giovani cosa ne pensano?

Sono proprio i giovani della Generazione Z (quindi quelle persone di età compresa tra i 18 e i 25 anni) che si battono per cercare di avere degli ambienti di lavoro più inclusivi. Infatti, secondo quanto emerso dall’Employer Brand Research nel 2022, quando è stato chiesto a questi ragazzi cosa cercano in un’azienda, la maggior parte ha indicato, oltre al clima piacevole e alla possibilità di crescita interna, proprio la valorizzazione della diversità e dell’inclusione.

Perché è importante creare un ambiente di lavoro inclusivo?

Creare una forza lavoro diversificata e inclusiva non è solo una questione etica, ma offre numerosi altri vantaggi evidentemente non così chiari a tutti. 

Applicare delle politiche a favore della diversità contribuisce, in primo luogo, al miglioramento della produttività e delle performance, perché in un ambiente in cui tutti si sentono a proprio agio, lo stress in genere diminuisce e le persone tendono a lavorare meglio. Ma soprattutto, come ci confermano i dati di una ricerca della società McKinsey, le organizzazioni con i team dirigenziali più diversificati vantano:

  • il 25% di probabilità in più di avere una redditività superiore alla media, rispetto a quelle con i livelli di diversità e inclusività più bassi;
  • maggiori probabilità di ottenere risultati finanziari migliori;
  • maggiore capacità di innovare, sfruttando appieno la maggior creatività che deriva dalla presenza di un team variegato;
  • maggiore competitività e attrattività;
  • una forte riduzione di turnover e assenteismo e una migliore fidelizzazione dei talenti.

Dalla teoria alla pratica: come migliorare l’inclusione in azienda?

Sicuramente non basta una singola azione, ma occorre una visione a lungo termine. In primo luogo, personalmente consiglio di partire dai vertici dell’azienda, assicurandosi che il team dirigenziale sia coinvolto nelle iniziative di diversità e inclusione e che offra il supporto necessario per ottenere i migliori risultati possibili. Facciamo un esempio: se l’azienda si rivolge anche a una clientela straniera, sarebbe utile sottolineare come, grazie a una forza lavoro culturalmente diversificata, sarà più facile soddisfare in maniera migliore le esigenze e le aspettative dei clienti. Inoltre, il processo deve partire già dal momento dello scouting: tutte le azioni volte ad acquisire nuovi talenti devono essere definite e pianificate coerentemente con gli obiettivi di diversità dell’azienda. Si potrebbe iniziare, quindi, prestando attenzione alla scrittura degli annunci di lavoro ed evitando l’uso di gergo superfluo e di riferimenti al genere o altri tipi di linguaggio che facciano percepire la posizione come esclusiva o non adatta a determinati gruppi. 

Altra cosa importante è assicurarsi che i colloqui siano standardizzati e strutturati per garantire equità con tutti i candidati, per esempio preparando delle domande standard e valutando nel modo più equo e oggettivo possibile le risposte che si ricevono. E infine, consiglio di promuovere dei percorsi di formazione per tutti i dipendenti, che aiutino a comprendere i motivi per cui diversità e inclusione sono importanti e come combattere gli stereotipi e i pregiudizi.

Voi cosa ne pensate? Mi piacerebbe conoscere anche le vostre esperienze per continuare a confrontarci su questa tematica.

Buon lavoro.

Stefania

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