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Rientro soft
Come ripartire senza stress.
Tempo di lettura: 3 min. circa
Care lettrici e cari lettori, è sempre bello ritrovarci qui su Labor, anche se il riposo estivo è terminato da un po’.
I bei giorni trascorsi in vacanza sono ormai alle nostre spalle e ormai tutti siamo rientrati al lavoro, chi felice di farlo e chi un po’ meno. A tal proposito, in questi giorni mi sono imbattuta in diversi contenuti social che parlavano del trauma da rientro e quindi ho deciso di approfondire il tema e provare a dirvi la mia su questo momento di ripresa. Vi racconterò meglio in cosa consiste questa “sindrome”, come affrontarla con piccole e semplici azioni, ma soprattutto in che modo, chi ha un’azienda, può gestire la fase del rientro tenendo in considerazione il benessere del personale.
Stanchezza di settembre. La risposta nella sindrome da rientro.
Lo ammetto, tornare alla routine dopo settimane di vacanza non è stato facile nemmeno per me, che amo il mio lavoro e tutto quello che faccio quando varco la soglia del mio ufficio. E immagino non sia stato semplice neppure per voi che leggete. Vi è per caso capitato, in queste ultime settimane, di provare tristezza, stanchezza, irritabilità o improvvisi sbalzi d’umore? Tutto questo ha un nome: sindrome da rientro. Niente panico, però, perché secondo la Società Italiana di Endocrinologia si tratta di una condizione temporanea che, stando ad alcune stime, in Italia colpisce una persona su due.
Onestamente, quando ho letto diversi post su questo argomento, mi sono ritrovata a sorridere tra me e me e pensare “ma se siamo appena tornati dalle vacanze, non dovremmo essere riposati e rilassati anziché stanchi e stressati?”. Eppure, è proprio da qui che parte la spiegazione: il riposo ci rigenera, sì, ma allo stesso tempo ci abitua a un ritmo più lento, che rende ancora più brusco l’impatto con il rientro. Infatti, durante le vacanze il nostro corpo e la nostra mente si abituano a vivere il tempo in maniera diversa. Quindi è naturale che poi si faccia fatica (chi più, chi meno) a riadattarsi ai numerosi impegni di tutti i giorni. Aggiungiamo il fatto, poi, che a volte sentirci stanchi o ammettere di esserlo sembra quasi una cosa sbagliata. E allora mi sono detta: forse il primo passo per alleggerire il carico di preoccupazioni e stress di questo periodo è ricordarci che non siamo macchine: provare stanchezza è più normale di quanto si pensi, e se ce lo dicono anche gli scienziati, possiamo prenderla con più leggerezza. Anche perché la buona notizia è che la sindrome da rientro, alla fine, tende a sparire dopo pochi giorni.
L’arte di rientrare dalle ferie. Piccoli consigli per tornare alla quotidianità con serenità.
Un errore comune è quello di rientrare e buttarsi subito a capofitto in mille cose. È come passare da zero a cento senza scalare le marce: inevitabile che il motore si surriscaldi. Invece, conviene procedere per gradi, concedendosi il tempo di riannodare i fili della nostra routine quotidiana. Vorrei darvi dei consigli personali, piccoli accorgimenti che adotto io, ma che forse potrebbero essere utili anche a voi.
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Non strafare. Meglio diluire i compiti un po’ alla volta. Io segno tutto su un’agenda e distribuisco le diverse attività nell’arco della settimana.
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Portare avanti le attività scoperte o riscoperte durante le ferie. Se avete praticato qualche hobby o sport o fatto qualsiasi cosa che vi abbia fatto sentire bene, perché non provare a continuare a farlo anche adesso?
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Nutrire le relazioni. Non perdete i contatti con le persone conosciute in vacanza e con cui avete trascorso dei bei momenti. Coltivare le amicizie è un modo per sentirsi bene.
Vorrei aggiungere un altro pensiero, che forse molte e molti di voi condividono con me: per quanto mi riguarda, la difficoltà non è solo nel mio rientro, ma anche nell’aiutare i figli a ritrovare la loro routine. Con loro ho capito che la gradualità resta la chiave. Bisogna provare a introdurre piccoli punti fermi che diano sicurezza, come mantenere orari regolari per i pasti e per il sonno, fissare momenti di studio brevi e costanti, invece di lunghe maratone, e alternare doveri a pause di gioco. Un altro trucco che mi sembra funzionare è quello di rendere i bambini protagonisti: ad esempio, io li coinvolgo nel preparare lo zaino o nel segnare insieme sul calendario gli impegni della settimana. Così sentono di avere il controllo e vivono la routine con più serenità. Come mamma so bene che non è sempre semplice, ma questi piccoli accorgimenti alleggeriscono il peso del rientro e, passo dopo passo, tutta la famiglia ritrova il proprio equilibrio.
Ripartire in azienda: il kick-off fa la differenza.
Non c’è solo la dimensione personale però, perché quello del rientro è un momento delicato anche per le aziende. Dopo settimane di assenze e a volte organici ridotti, c’è il rischio di rientrare con carichi squilibrati e collaboratori già sotto pressione.
Qui la parola chiave è una sola: programmazione (ne avevamo parlato proprio nello scorso articolo che potete leggere o rileggere qui). Pianificare in anticipo la distribuzione delle attività, prevedere deleghe efficaci e organizzare incontri di allineamento aiuta a ripartire senza stress aggiuntivo.A prescindere da questo, al rientro, la cosa che consiglio di fare ai miei clienti, è di organizzare un kick-off: non una semplice riunione operativa, ma un vero momento di ripartenza collettiva. È un’occasione importante in cui:
Quando l’imprevisto bussa, il diritto alla disconnessione resta?
Non possiamo essere ipocriti, sappiamo bene che per quanto si possa essere professionisti, gli imprevisti fanno parte del gioco. Soprattutto in estate, quando il personale è ridotto. Quello che possiamo fare, però, è capire come gestirli cercando di non sacrificare il diritto alla disconnessione.
A mio avviso, il segreto è la Pianificazione (sì, con la P maiuscola perché in questo contesto gioca un ruolo fondamentale): prevedere in anticipo scenari critici e definire procedure chiare aiuta a non farsi trovare impreparati. Per esempio, si può stabilire un sistema di rotazione per la reperibilità, con responsabilità ben distribuite e condivise. Inoltre, è utile mantenere la comunicazione trasparente: se un’emergenza richiede un intervento fuori orario, bisogna assicurarsi che non diventi un’abitudine, ma resti una situazione eccezionale, debitamente riconosciuta e gestita. Infine, è importante educare tutti i membri del team a rispettare i confini personali, valorizzando il diritto di ciascuno a ricaricarsi per tornare al lavoro con energia e concentrazione.
- condividere gli obiettivi dei mesi successivi e chiarire le priorità;
- riconoscere l’impegno delle persone e rafforzare il senso di squadra;
- ascoltare feedback e bisogni emersi nell’ultimo periodo;
- motivare i collaboratori con una visione chiara e inclusiva.
Se ci pensate bene, non è un investimento per niente oneroso: basta una mezza giornata che alterni confronto, pianificazione e magari anche un momento informale di convivialità. Il messaggio che arriva alle persone è semplice ma potente, perché li fa sentire parte viva del motore dell’azienda.
Conclusioni
Il rientro non sarà mai il momento più atteso dell’anno, questo l’abbiamo capito e provato, ma possiamo scegliere come viverlo. Così la sindrome da rientro diventerà solo un breve passaggio verso una routine che può essere persino più equilibrata di prima.
Per le aziende, garantire ai lavoratori un rientro sereno significa avere con sé persone più motivate, più concentrate e meno inclini allo stress o al turnover. Per i lavoratori, significa sentirsi accolti e rispettati nei propri tempi.
A presto,
Stefania.
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