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Finanziaria 2021.

Personale già in forza: si può risparmiare?

Ben ritrovati su Labor, il blog che racconta la Consulenza del Lavoro.
Come accennato nel mio primo articolo (se vi va lo trovate qui), vi parlerò del mio lavoro, ma anche delle opportunità a cui le aziende, in Sardegna, possono accedere.

Partiamo da un tema in questo momento molto sentito: la legge finanziaria 2021. Ma ancora più importante è la domanda che mi state facendo in tanti: visto che ho bisogno di abbattere i costi, c’è un modo per risparmiare sul personale già in forza nella mia azienda?

Risparmio oppure ottimizzazione?
La risposta alla vostra domanda è affermativa, anche se sarebbe più opportuno sostituire la parola risparmio con ottimizzazione. Nella finanziaria 2021, infatti, sono previste alcune misure finalizzate all’ottimizzazione dei costi del personale, sicuramente molto utili in un’ottica di razionalizzazione generale delle spese. Vediamo insieme una panoramica sulle principali.

Esonero contributivo alternativo alla cassa integrazione CIG.
Partiamo da un presupposto: la cassa integrazione, pur essendo una misura certamente funzionale, ha tanti vantaggi ma anche alcuni limiti. Ad esempio, in caso di riduzione del lavoro, ma di una invariata necessità della manodopera delle proprie risorse, magari per commesse pregresse, con la cassa integrazione l’impresa si ritrova senza personale per un dato periodo di tempo.

La legge n. 178/2020 interviene proprio su questo specifico aspetto: prevede un esonero contributivo di 8 settimane per tutti i datori di lavoro che oggi non richiedono trattamenti di integrazione salariale con causale Covid-19. L’importo dell’agevolazione, infatti, è pari al numero delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e giugno 2020. Questa misura offre uno sgravio importante all’impresa, perché permette di ottimizzare il costo del lavoro e avere al contempo la presenza della risorsa presso l’azienda.

Decontribuzione sud.
Anche in questo caso, per spiegarmi con chiarezza, voglio partire da una domanda: cos’è la decontribuzione sud e come funziona? Si tratta di uno sgravio contributivo per le aziende del centro-sud Italia, che ha l’obiettivo di garantire i livelli occupazionali in alcune specifiche regioni, contrastando così gli effetti negativi causati dal Covid-19 sul lavoro dipendente.

Di recente, la finanziaria 2021 ha superato l’impostazione iniziale data dal decreto agosto 2020 sulla decontribuzione sud, provvedendo a una rimodulazione della stessa, applicabile adesso fino a tutto 2029.

Come si comporta, negli anni, l’esonero fiscale dato dalla Decontribuzione sud?

  • 2021-2025: 30%;
  • 2026-2027: 20%;
  • 2028-2029: 10%.

Dove e come si applica l’esonero contributivo?
La Decontribuzione sud si applica ai contributi a carico dei datori di lavoro, ad esclusione dei contributi assicurativi dovuti all’INAIL, con riferimento ai rapporti di lavoro dipendente la cui sede di lavoro sia una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, la nostra Sardegna e Sicilia. Non è necessario presentare alcuna istanza all’INPS, l’esonero viene applicato direttamente nel conteggio dei contributi mensili.

In ogni caso, e in conclusione, qualunque sia la misura di esonero contributivo, è sempre richiesto il DURC.

Come detto, questa è solo una panoramica delle principali misure. Scrivetemi se volete approfondire questi argomenti e per conoscere maggiori dettagli.

Al prossimo articolo. Grazie per la lettura.

Stefania

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