LABOR

Il tuo lavoro è anche il mio

La settimana corta arriva (anche) in Italia.

Il caso apripista di Intesa San Paolo.

Carissime lettrici e carissimi lettori, torno a parlarvi qui su Labor, il Blog sulla Consulenza del Lavoro, perché (forse) abbiamo trovato una possibile risposta a una questione che ho affrontato proprio su questo blog qualche mese fa, nell’articolo sulla Settimana lavorativa di 4 giorni. Ve lo ricordate?

Finalmente una case study tutta italiana.

Nello scorso articolo abbiamo visto come i test sulla settimana corta siano già in atto da diversi anni in Europa, in particolare nel Regno Unito, in Spagna, ma soprattutto in Islanda, dove oggi più dell’80% dei lavoratori usufruisce di questa modalità lavorativa. Ci siamo anche chiesti, però, se l’esperimento avrebbe funzionato anche in Italia e sembra che la risposta potrebbe arrivare da Intesa San Paolo, che conta oltre 74 mila lavoratori in tutto il nostro paese.

Settimana corta, in breve.

La proposta di Banca Intesa prevede che i dipendenti degli uffici lavorino 9 ore su 4 giorni, a parità di stipendio. Il giorno aggiuntivo libero sarà scelto dai lavoratori in accordo con il proprio responsabile. Questa nuova articolazione potrebbe portare un vantaggio alle persone in termini di minori ore lavorate, che passerebbero da 37,5 a 36 ore alla settimana.

Intesa: quella che si sta cercando di ottenere con i sindacati.

Il progetto al momento non è ancora partito e una proposta pare si trovi su un tavolo negoziale con i sindacati, al centro di una più ampia trattativa sulla “flessibilità”. In sostanza, i sindacati chiedono che l’azienda estenda la settimana corta non solo a chi lavora in ufficio (come prevede la proposta attuale), ma a tutti i dipendenti del Gruppo Intesa. Inoltre, chiedono che l’azienda garantisca la fruizione dello smart working a tutti i comparti della banca; l’individuazione di strumenti tecnici che permettano una reale disconnessione al termine del proprio orario di lavoro; l’erogazione piena del buono pasto anche per i giorni di smart working e infine il riconoscimento di indennizzi per le spese energetiche e di connessione, oltre a un contributo per l’allestimento della postazione di lavoro domestica. Insomma, al vaglio c’è un progetto di Welfare aziendale molto ampio e articolato, da cui potrebbe essere utile prendere qualche spunto.

Ancora non sappiamo come si concluderà la trattativa, certo è che, da consulente, non posso che sottolineare quanto sia lodevole il modo in cui l’azienda sta cercando di attuare la settimana breve: attraverso un dialogo aperto e il coinvolgimento dei sindacati. E come ha sottolineato del resto il presidente di Intesa San Paolo: “Cambiano le condizioni e bisogna prendere in esame come cambiare anche le modalità di lavoro”.

La settimana corta è l’unico modo per creare benessere?

Dietro a questi sforzi per cambiare le cose, sappiamo che ci sono diversi motivi. Tutti, però, sono riconducibili a un unico tema: la richiesta di ottenere un maggior benessere da parte dei lavoratori e l’interesse a trovare il modo per farlo da parte delle aziende. Perché un’azienda che offre una maggiore serenità è più sana e più produttiva.

Probabilmente, la settimana corta è uno di questi, ma stiamo parlando di un progetto che va strutturato bene e che richiede parecchio tempo. Prima di arrivare a compiere un passo così grande, occorre magari considerare altre modalità (di più semplice e rapida attuazione) per migliorare il benessere delle persone in un’azienda; come strutturare un buon progetto di Welfare, anche fatto di piccole azioni, che ricadrà positivamente su tutti.

Welfare: un investimento sicuro.

Avere un progetto di Welfare aziendale è sì un investimento, ma uno di quelli con rendita sicura. I vantaggi segnalati dalle aziende che lo hanno adottato, infatti, sono: un aumento della soddisfazione dei lavoratori, del clima aziendale ma anche della reputazione delle imprese e della loro capacità di attrarre nuovi talenti. Dal punto di vista dei benefici delle imprese che lo offrono, invece, possiamo segnalare una riduzione del carico fiscale, dell’assenteismo e del tasso di turnover. Insomma, migliorare la vita delle persone che lavorano  significa anche migliorare il successo di un’azienda. E se il primo istituto bancario italiano si è rimesso in gioco (dopo aver già concesso progetti di welfare e di smart working) per cercare di aumentare ancora di più il livello di benessere, un motivo ci sarà.

Voi cosa ne pensate? Avete un piano welfare e provereste la settimana lavorativa breve?

Al prossimo articolo.

Stefania

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